AAA La Pro Loco ha bisogno di te

La Pro Loco Teora per l’8 Luglio cerca persone volenterose in grado, con le proprie competenze, di aiutare lo sviluppo del progetto Wine&Taranta fest. Ecco l’annuncio e la locandina:

A.A.A. Volontari cercasi
La Pro Loco Teora ha bisogno di voi. Il nostro è un progetto
rivoluzionario, un qualcosa di unico che ha bisogno di crescere. Siamo giovani sognatori, siamo giovani in difesa della nostra Terra. Se anche tu condividi i nostri ideali cosa aspetti?
Adesso puoi mettere in gioco le tue capacità in un clima di gioa e di festa, ricordanto che soli non siamo nessuno, insieme siamo il mondo.

volontari

 

Siamo sicuri che sarete in molti, ma per dare ordine alla cosa c’è bisogno del vostro nome cognome e numero di cellulare, oltre che gli orari di disponibilità. Il tutto va inviato a infoprolocoteora@gmail.com
Il tuo contributo può essere davvero prezioso.

Mani come rami. Il tour avrà come tappa Teora in occasione del WTF

A quattro anni di distanza dall’ultimo disco di inediti tornano i Modena City Ramblers con il nuovo album “Mani come rami, ai piedi radici“, uscito il 10 marzo per la Modena City Records, con distribuzione Believe, in cd e vinile a tiratura limitata.

La band emiliana sceglie stavolta di percorrere strade nuove, realizzando interamente l’album tutto da soli, con la sola, straordinaria, eccezione della collaborazione con la band americana Calexico, che nell’ammaliante ballata “My Ghost Town“, colora di paesaggi desertici il sound tipico dei MRC, ondeggiante tra suoni celtici e atmosfere tzigane,.
Inoltr, al contrario del doppio cd del 2013 “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, in cui la band aveva dato vita a 18 tracce strettamente legate a episodi di cronaca ed eventi storici, in questi nuovi 13 brani non c’è alcun riferimento a espliciti contesti o avvenimenti attuali.

Il ritmo e l’energia di “El senor Tex“ e “Ragas pin de stras“, evocative ballate come la title track “Mani in tasca, rami nel bosco“, il punk folk nostalgico di “Gaucho, io e te”,  oltre alla succitata “My Ghost Town”, sono gli episodi migliori di un disco che rispecchia pienamente la coerenza e la tradizione di una band che, da più di venticinque anni ormai, fa ballare e sognare il proprio pubblico di appassionati, miscelando stili e linguaggi, poesia e ironia, in un modo unico e, tuttora impareggiabile all’interno del panorama musicale italiano

La band da metà marzo comincerà il lungo tour con cui porterà in giro “Mani come rami, ai piedi radici”

NOI VI ASPETTIAMO A TEORA

 

TAPPE tour

http://www.ramblers.it/tour/page/2/

Chiude Telejato, la tv di Pino Maniaci

Telejato, l’emittente televisiva siciliana di proprietà di Pino Maniaci volto e voce della tv, dal 1999  impegnato quotidianamente nella lotta alla mafia e contro ogni forma di illegalità, un giornalista noto per le sue battaglie contro la mafia, chiude i battenti a causa delle numerose denunce ricevute.

A comunicare lo stop alle trasmissioni è l’emittente stessa pubblicando una nota sul sito: “Continuano a piovere querele, questa volta non da comuni cittadini o dalla Bertolino, ma da alti magistrati, da funzionari e elementi di spicco che si occupano di  gestione dell’ordine pubblico, persino da amministratori giudiziari e da giornalisti che non sopportano le nostre reazioni alle loro provocazioni e alle ‘minchiate’ che scrivono, il tutto nell’ambito di un impressionante attacco all’antimafia, nel tentativo di cancellarne l’esistenza. Ci querelano persino i mafiosi, anzi i presunti mafiosi, i quali, pur essendo stato loro confiscato il patrimonio per mafia, ci accusano di diffamazione perché non esiste una sentenza che li dichiari mafiosi”.

Troppo complicato andare avanti. La redazione ha deciso: “Signori si chiude o si vende”. Le denunce sono diventate troppe. Difendersi, lo sa bene chi fa lo stesso mestiere, significa “andare a cercarsi i legali, sottoporsi agli interrogatori della polizia giudiziaria postale, perdere tempo e salire le scale dei tribunali, da Caltanissetta, competente sulle denunce inoltrate dai magistrati di Palermo, ad Enna, dove l’Università Kore si è sentita diffamata per l’inevitabile commento sulla laurea regalata al figlio della Saguto”.

 

 

 

Sostieni il progetto Wine&Taranta FEST

IN COSA CONSISTE IL CROWFUNDING ?

locandinaNato come forma di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse, il crowdfunding è oggi tra le forme più diffuse ed efficaci di finanziamento di progetti imprenditoriali e creativi.  e permettono ai fundraiser di incontrare un ampio pubblico di potenziali finanziatori.

Esistono vari tipi di crowdfunding: reward based (raccolta fondi che, in cambio di donazioni in denaro, prevede una ricompensa, come il prodotto per il quale si sta effettuando il finanziamento, o un riconoscimento, come il ringraziamento pubblico sul sito della nuova impresa), donation based (modello utilizzato soprattutto dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro, il nostro modello), lending based (microprestiti a persone o imprese), equity based (modello regolamentato dalla Consob: in cambio del finanziamento versato è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, diventandone così socio a tutti gli effetti), ibride (basate su più modalità di finanziamento).

 Cliccando sul tasto donazione potrai contribuire attivamente alla crescita del nostro/vostro  progetto. L’ offerta è libera e semplice come un normale acquisto online.

Le idee non bastano. Per farle diventare impresa servono capitali. Un’opportunità è la raccolta di fondi online.  SOSTIENI IL PROGETTO

https://www.eppela.com/it/projects/12823-wine-taranta-fest-il-cammino-dei-briganti

Wine&Taranta FEST…Il cammino dei briganti

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Ritorna il primo sabato di luglio la seconda edizione del Wine&TarantaFest, dopo il grande successo dell’anno scorso, con un maestro d’eccezione come Eugenio Bennato che ha di fatto battezzato questo bellissimo festival fatto di buona musica e ottimo vino. Quest’anno vogliamo dargli un tema differente,se nella precedente edizione il festival aveva come tema le cantine Irpine e l’arte, ora oltre a riportare la grande musica, il tema sarà incentrato sul cammino dei briganti nelle nostre zone, dal 1800 ai giorni nostri.

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 IL TEMA PRINCIPALE IL CAMMINO DEI BRIGANTI

Mentre viene realizzata l’Unità di Italia nella provincia di Principato Ultrà, come nelle regioni del sud della penisola, si diffonde il cosidetto “brigantaggio meridionale postunitario”  Quelli che chiedevano ai Borbone più libertà ed equità sociale adesso si ribellano ai Savoia perchè vedono peggiorare le loro condizioni di vita: aumentano i prezzi e le tasse, vengono emanate leggi che favoriscono il clero e i proprietari terrieri, vengono introdotti vincoli al libero mercato agricolo, viene istiruito il servizio militare obbligatorio.

Il risultato è un aumento delle differenze sociali, e con questo subentrano malcontento, disillusione, e ribellione. Accade così che ai vecchi latitanti, sia ggiungano i nuovi “briganti”, veri e propri contadini pastori e operai, filo borbonici, ex militari che insorgono contro il sistema.

Questi briganti insorgono nelle terre Irpine protetti da un ambiente a loro favorevole, pieno di boschi, grotte e luoghi nascosti. Si trovano racconti di scontri contro l’esercito sabaudo e villaggi saccheggiati come Aquilonia, Andretta, Calitri, Conza della Campania, Teora, Lioni e tanti altri borghi. Nella storia del brigandaggio Irpino sono rimasti Alfonso Carbone e Ferdinando Pico di Montella oltre che Agostino Sacchitiello di Bisaccia. Si narra che anche il famoso Carmine Crocco (Rionero in Vulture, 5 giugno 1830 – Portoferraio, 18 giugno 1905) abbia frequentato assiduamente l’Irpinia, nella specie Bisaccia (Sacchitiello era un suo avamposto) e Calitri.

La mafia e il brigantaggio non sono strettamente collegati, ma hanno molti punti in comune. Infatti è’ proprio dall’Unità d’Italia che comincia a crearsi quell’inestricabile intreccio fra mafia e politica che nessun governo (o regime) ha mai saputo (o “voluto”) debellare.
Il nuovo ceto politico capisce che gli conviene fare patti di mutuo interesse con il mafioso locale. Questi amministra la sua giustizia, anche sommaria, risolvendo problemi che l’amministrazione venuta dal nord non riesce a capire e ad inquadrare; sopperisce, col suo paternalismo interessato, a risolvere problemi che lo Stato invece accentua e, agli occhi del popolano più misero, risulta quindi più efficiente e “giusto”.
Nelle campagne i grossi latifondisti, che avevano detenuto interamente il potere fino a quel tempo, cominciarono ad aver bisogno sempre più di qualcuno che garantisse loro un controllo effettivo delle proprietà, sia per difendersi dal brigantaggio, sia per resistere alle nascenti pretese delle classi contadine per una più equa distribuzione del prodotto del loro lavoro.
Questo ruolo, anziché affidarlo alla classe borghese imprenditoriale con l’aiuto dallo stato, venne può comodo demandarlo ai “campieri” (perché controllavano i campi) o “gabelloti”, in quanto riscuotevano, per conto del padrone, le “gabelle”.

Quindi, fin dal principio, la mafia si delinea come un’organizzazione che assume dei ruoli pubblici per eccellenza, che altrove sono di competenza dello Stato.

Per conquistarsi questo ruolo i mafiosi ebbero, fin dalle origini, contatti molto stretti con il potere pubblico. A quell’epoca le collusioni più evidenti erano con il corpo dei “militi a cavallo”, una forza di polizia addetta al controllo delle campagne.
Il mafioso si inserì, con un’attività tipicamente parassitaria, nel rapporto fra contadini e proprietari terrieri. Si sostituiva al proprietario lontano dalla terra fino a soppiantarlo totalmente nell’esercizio dei suoi diritti e lo ricattava, imponendogli come prezzo dei suoi servizi e della sua stessa presenza, un’assoluta libertà d’azione nei confronti dei contadini. In compenso il mafioso, attraverso un’articolata rete gerarchica di personaggi che andavano dall’amministratore al gabellotto e al campiere, difendeva il proprietario dalle rivendicazioni contadine e gli assicurava il lavoro di braccianti male remunerati e il tranquillo godimento delle rendite del feudo.

La storia della mafia, dei suoi atroci crimini, dei politici collusi e degli “onorevoli servitori dello stato” che per il bene di noi tutti hanno perso la vita (…, Impastato, …., Falcone, Borsellino, …. ) è una storia lunga, interminabile. Questa brevemente è la storia che vogliamo raccontare…

I briganti, i mafiosi, lo stato assente…non siamo nel 1800 o nei primi anni ’30, siamo in quella che viene chiamata era moderna, ma il passato sembra più presente che mai.